Draghi motore immobile

La Banca centrale europea, in caso di peggioramento del quadro economico, è pronta a intervenire con tutti i mezzi – ha assicurato ieri il presidente Mario Draghi – e questo impegno, per i mercati, conta più del mancato taglio dei tassi. Perciò le Borse europee, che durante la conferenza stampa del presidente della Bce avevano limitato i guadagni a causa delle previsioni di indebolimento delle economie dell’area, in chiusura hanno accelerato con decisione, con Milano che ha terminato gli scambi a più 3,5 per cento.
7 GIU 12
Ultimo aggiornamento: 15:33 | 20 AGO 20
Immagine di Draghi motore immobile
La Banca centrale europea, in caso di peggioramento del quadro economico, è pronta a intervenire con tutti i mezzi – ha assicurato ieri il presidente Mario Draghi – e questo impegno, per i mercati, conta più del mancato taglio dei tassi. Perciò le Borse europee, che durante la conferenza stampa del presidente della Bce avevano limitato i guadagni a causa delle previsioni di indebolimento delle economie dell’area, in chiusura hanno accelerato con decisione, con Milano che ha terminato gli scambi a più 3,5 per cento. Anche lo spread tra Bonos spagnoli e Bund tedeschi è sceso sotto i 500 punti, dopo giorni di tensioni crescenti per la crisi bancaria di Madrid. In pochi, in verità, si attendevano ieri una riduzione del costo del denaro da parte di Francoforte, eppure negli ultimi giorni erano aumentate le pressioni per uno stimolo monetario all’economia. A testimoniarlo è stato lo stesso Draghi che, riferendo della riunione del Consiglio direttivo della Bce, ha parlato di voti espressi in dissenso con la maggioranza e favorevoli all’ipotesi di una riduzione del tasso che le banche corrispondono per approvvigionarsi di liquidità dall’Eurotower. Una situazione opposta rispetto a quella del dicembre 2011, quando fu lo stesso Draghi ad approvare – dopo una “discussione accesa” con tanto di voti contrari – le misure di sostegno straordinario alle banche. Oltre alla disponibilità di Draghi a intervenire in caso di panico nei mercati, è proprio la presenza di un fronda interna favorevole a una politica più espansiva, unita alle prospettive tutt’altro che allarmanti sull’inflazione nell’Eurozona (che scenderà sotto il 2 per cento nel 2013), a far prevedere che presto un taglio del tasso sotto l’uno per cento potrebbe arrivare. Quanto presto? Un’indicazione è contenuta nelle parole di sprone che Draghi ha riservato ai governi: dal Consiglio Ue del 28-29 giugno, ha detto, dovrà uscire “un chiarimento sulla visione futura per l’euro”. Come dire che prima tocca agli esecutivi nazionali rimettere in carreggiata l’economia: perseguendo una maggiore integrazione dell’Ue, insistendo con il risanamento dei conti (che “nel medio termine non si può basare solo su aumenti delle tasse, ma sulla riduzione delle spese correnti”), e soprattutto con “riforme dei prodotti, del mercato del lavoro e del settore finanziario per alimentare una crescita sostenibile”. Nel frattempo, visto che “i rischi aumentano”, Draghi ha deciso di prorogare le aste settimanali di rifinanziamento per le banche (di volume illimitato e a tasso fisso) fino all’inizio del 2013. Si tratta di altro prezioso ossigeno per gli istituti di credito del continente, tutti più o meno coinvolti dagli attuali scompensi. Infatti non c’è solo la situazione critica delle banche spagnole, ancora gravate dalla bolla immobiliare e per la cui ricapitalizzazione il governo si è dato 15 giorni prima di decidere; ieri è arrivato pure il declassamento di Moody’s per sette banche tedesche e per le tre principali banche austriache.

Sulla scorta delle parole di Draghi, comunque, gli investitori mondiali scommettono su una nuova ondata di interventismo da parte di tutte le Banche centrali. La Reserve Bank of Australia ha aperto le danze questa settimana, tagliando i tassi proprio a causa della crisi europea; oggi poi la Bank of England si pronuncerà su un nuovo round di Quantitative easing (allentamento monetario) dopo che la recessione ha colpito Londra in maniera più forte del previsto, e sempre oggi sono attese dichiarazioni di Ben Bernanke, governatore della Fed, alle prese con un’economia statunitense che cresce a stento. Anche per questo Washington negli scorsi giorni ha criticato le indecisioni (contagiose) dell’Ue. Ieri sera il presidente Barack Obama ha chiamato ancora Mario Monti – i due si sono detti d’accordo sulla necessità “di rafforzare la capacità della zona euro di rispondere alla crisi e di stimolare la crescita” – e poi anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nel pomeriggio, intanto, proprio Draghi aveva risposto a distanza agli Stati Uniti: “Non è giusto né equilibrato dire che l’Europa è la causa principale della crisi”.